Calvizia androgenetica
La forma più diffusa di calvizie tra uomini e donne, è clinicamente definita alopecia androgenetica (o calvizie androgenetica), ed è determinata da due fattori essenziali: la predisposizione genetica all’influenza degli androgeni e, appunto, gli ormoni androgeni.
Ad esserne affetti sarebbero circa 19 milioni di italiani, con una prevalenza di uomini (intorno agli undici milioni). La comparsa del problema della calvizie androgenetica inizia in età precoce, anche intorno ai 15 anni, ma solo dai 20 anni ai 40 il fatto comincia a preoccupare, con diradamenti anche molto evidenti.
La calvizie androgenetica è causata dagli ormoni maschili che agiscono negativamente sul follicolo pilifero. I primi segnali si avvertono quando i capelli cominciano a diventare decisamente più sottili e più chiari, fino alla caduta.
Quanto al carattere di familiarità dell’alopecia androgenetica, se il padre ne soffre, il figlio ha il 50% di possibilità di sviluppare calvizie e, se anche la madre è colpita dal diradamento per la stessa causa, il rischio di ereditare gli stessi geni per il figlio aumenta.
Il ruolo del DHT nella calvizia androgenetica
La presenza o l’assenza dei recettori del DHT (diidrotestosterone) nel follicolo pilifero, fatto geneticamente predeterminato, è l’elemento chiave nell’alopecia androgenetica.
Il DHT a contatto con il follicolo lo danneggia, portandolo dapprima ad una parziale atrofia, con una conseguente miniaturizzazione del capello, e poi fino all’atrofia completa, distruggendo la sua capacità di produrre capelli.
Inoltre, il DHT, che è un derivato dei testosterone (l’ormone maschile), provoca nel follicolo una reazione autoimmune, per cui il sistema immunitario cerca di eliminare il follicolo danneggiato.
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